Presentazione

panorama del villaggio in una recente nevicata

Mili San Pietro o Mili Superiore (Mili San Petru o Mil’i susu in siciliano), villaggio tra i più antichi per origine del Comune di Messina, si trova raccolto ai piedi di ridenti colline coltivate ad agrumi, a 199 m s.l.m., in una conca riparata dai rilievi dei Peloritani orientali. Conta 655 abitanti (al 31/05/2017).

Il centro abitato è attraversato al centro dal torrente Mili e, al suo interno, da diversi piccoli corsi d’acqua oggi coperti (carruggi o vadduni), modesti affluenti del torrente. Le sue case, che sembrano aggrapparsi alle falde delle colline e sostenersi a vicenda, gli danno un aspetto pittoresco.

Nel punto più basso del paese, presso la fiumara, si erge la chiesa parrocchiale. A poche centinaia di metri prima di giungere all’abitato dalla strada provinciale, parallelamente al letto del torrente, sorge il complesso abbaziale basiliano di Santa Maria di Mili, fondato nel 1091 dal conte Ruggero il Normanno, ma sicuramente di origini bizantine, gioiello di inestimabile valore che Mili custodisce da quasi un millennio.

All’interno del casale sono numerosi i palazzetti, per lo più giuntici nel loro aspetto otto-novecentesco, residenze di ricchi possidenti terrieri e poi passate agli odierni abitanti del villaggio e le fontane, testimonianze vive della ricchezza d’acqua del territorio miloto, alle cui origini è impossibile risalire per assoluta mancanza di notizie certe.

 

Trekking_autunno_20129Il territorio del villaggio (e della parrocchia) di Mili San Pietro o Mili Superiore, che ricomprende al suo interno quello della sua frazione di Tipoldo, confina a Nord-ovest con quello del comune di Rometta, lungo lo spartiacque dei Peloritani, a Sud-est con quello del villaggio di Mili San Marco o Mili Inferiore, a Nord-est con quelli di Larderia, a Sud-ovest con le circoscrizioni territoriali di Galati Santa Lucia, Galati Sant’Anna e Santo Stefano Medio. Tutti questi villaggi, ad esclusione del comune autonomo di Rometta, fanno parte, come il nostro, della prima Municipalità del Comune di Messina.
Straordinaria è l’amenità del territorio miloto, interamente collinare e montano, fino a pochi decenni fa intensamente coltivato ad agrumi ed altre colture da frutta oppure adibito a pascolo ed ancora oggi riportante i segni del lavoro agricolo-pastorale, come le numerose saie, le gèbbie, le frischìe, le bisterne e i più piccoli bistignoli, frutti dell’operosa genialità degli Arabi, che ancora oggi regolano l’afflusso delle acque nelle campagne; le fosse della neve o, ancora, i diruti pagghiari, costruzioni in pietra con il tetto in rami di ginestra, segno tangibile della tradizione pastorale del territorio. Stupendi sono i panorami che molti punti del territorio offrono sullo Stretto di Messina e, dal crinale, ad oltre mille metri d’altezza, anche sul versante tirrenico della Provincia.

Il territorio di Mili è conosciuto da secoli come una delle zone più fertili e produttive del versante ionico del messinese: Gioacchino Di Marzo, nell’annotare il settecentesco “Dizionario Topografico della Sicilia” di Vito Amico nel 1855, dice che, a Mili,

se le piogge sono rare fruttificano le montagne, se abbonda l’umido, fruttifica il litorale. Le principali produzioni del terreno (…) sono: il vino, l’olio, la seta, gli agrumi, vi si respira un’aria sana…

Il monastero di Mili, per la bellezza del luogo ove è ubicato e la ricchezza dei giardini e delle fontane, era ritenuto la più bella abbazia basiliana in Sicilia. La sua storia, per secoli, è stata anche quella del paese vicino che era sottomesso all’abate, il quale portava il titolo di barone di Mili. L’abbazia era di Regio Patronato e, secondo il privilegio di fondazione del Gran Conte Ruggero il Normanno, possedeva tutti i territori delle vallate di Mili e Larderia e su di essi, all’origine, esercitava la propria giurisdizione religiosa, civile e penale.

L’Abbazia basiliana di Santa Maria ha attraversato, nei secoli dal XIII al XV, un periodo di decadenza, dovuto alle angherie di potenti nobili messinesi che, insediatisi nelle vicinanze, le avevano usurpato molte delle terre possedute fin dall’origine, per riprendersi economicamente nel XVI secolo con l’allungamento e l’ampliamento della chiesa fino a quando, nel 1542, l’imperatore spagnolo Carlo V la diede, insieme al villaggio di Mili San Pietro, allora Mili Superiore, in dotazione perpetua al Grande Ospedale di Messina, da poco fondato nella città dello Stretto. Da allora le notizie storiche l’abbazia vive un periodo di lenta e progressiva decadenza, soprattutto a causa dell’incuria dei gestori dell’Ospedale di Messina, i quali ne erano anche Abati commendatari e, come tali, esercitavano ogni diritto baronale sul paese e sul suo territorio, elevato a Baronia.

 

Ai tesori storici, naturalistici e paesaggistici del territorio si aggiungono le bellezze architettoniche, rappresentate, oltre che dalla millenaria abbazia basiliana di Santa Maria, dalle altre chiese rurali, anticamente sue dipendenze, da quella parrocchiale di San Pietro Apostolo, e quelle artistiche, custodite nella chiesa parrocchiale ed in quella di San Sostene in c.da Serro. Ricchezze del territorio sono anche le delizie della cucina tradizionale, che annovera tra le sue bontà piatti di carne, come la rinomata carne di castrato al forno (canni ‘nfunnata) e dolci deliziosi, come i cudduri ed i panini di cena pasquali, o la mostarda, preparata con mosto bollito.

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