La chiesa normanna di Mili rimane un tesoro… nascosto

Data:
08-04-2012 Gazzetta del Sud
La chiesa normanna di Mili rimane un tesoro… nascosto

Riportiamo l’articolo di Sebastiano Caspanello sulla grave situazione di degrado e abbandono del nostro gioiello (dalla Gazzetta del Sud di Domenica 8 Aprile 2012). Buona lettura!

La regione lo ha dichiarato “bene di interesse storico, artistico e architettonico particolarmente importante”. Al suo interno si trova la più antica testimonianza arabo-normanna di Messina, una delle più prestigiose della Sicilia, risalente al 1092, sottoposta a vincolo storico architettonico. Il Forum nazionale dei giovani, presso il ministero della Gioventù, lo ha inserito nel settembre scorso tra le “Meraviglie italiane”. Ma nessuno, di fatto, può fruirne. E gli onori, per il complesso ex monasteriale di Santa Maria di Mili, rimangono solo sulla carta.

La chiesa normanna e l’annesso ex convento basiliano di Mili San Pietro rappresentano al tempo stesso alcuni dei beni storici più preziosi della città ma anche lo specchio dell’incapacità che Messina mostra nel prendersi cura dei propri tesori. Ad oggi, nonostante siano state spese ingenti somme per il restauro della chiesa, essa non è fruibile. L’intero complesso versa in un grave stato di degrado, è praticamente abbandonato e per giunta in condizioni di pericolo. L’unico segnale, nelle scorse settimane, è arrivato con la pulizia della scalinata d’accesso al monumento da parte dell’Ato3. Per il resto nulla, anche a causa della solita mala burocrazia.

Quattro le associazioni che si sono occupate della vicenda, nei mesi scorsi, interessando tanto Roma quanto Messina, nella fattispecie la prefettura e il Comune, scrivendo anche alla Soprintendenza ed alla Regione: il Centro turistico giovanile, gruppo “Lag Proteggiamo la natura”; l’associazione “Ionio Messina Sud”; “Giovani senza frontiere”; l’associazione culturale “Piattaforma creativa”. Il complesso appartiene al Fondo edifici di culto, concesso in concessione d’uso all’Arcidiocesi di Messina nel maggio 2005. Da allora la chiesa è stata aperta al pubblico in tre sole occasioni, nel 2006, nel 2007 e nell’agosto 2008. Poi l’oblio. Da Roma hanno risposto che la chiusura «è stata resa indispensabile dalle pessime condizioni statiche dell’adiacente fabbricato ex conventuale e dalle aree circostanti di proprietà del Comune». E il prefetto Alecci ha chiarito che «in assenza di una manifesta intenzione della Diocesi a rinunciare all’ufficiatura del tempio, la destinazione per i fini di culto continua a protrarsi a tempo indeterminato». Il dirigente alla Protezione civile del Comune, Domenico Signorelli, ha ammesso che «si rende necessario verificare le condizioni di salvaguardia della pubblica e privata incolumità dell’area antistante la chiesa». Tutti dicono qualcosa. Ma nessuno ha fatto altrettanto. E il tesoro di Mili San Pietro rimane come quello delle grandi storie: nascosto.